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Il gioco della perseveranza e Il gioco della consapevolezza.

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Il concetto di perseveranza è spesso evocato come qualità morale o caratteriale, ma raramente viene analizzato in termini di competenza allenabile, integrata in un percorso di sviluppo individuale. Questo libro nasce proprio con l’intento di esplorare la perseveranza come soft skill chiave nella crescita di un atleta, e più in generale, di una persona che ambisce a migliorarsi attraverso la disciplina e la consapevolezza.


Nel mio percorso professionale come allenatore e formatore, ho cercato di coniugare la pratica quotidiana sul campo con i contributi di autorevoli studiosi dell’apprendimento, della psicologia dello sport e della prestazione. Le teorie di Anders Ericsson sulla pratica deliberata, quelle di Angela Duckworth sul concetto di grit, così come le riflessioni di Phil Stutz e Steve Peters sulla gestione del sé interiore, sono diventate riferimenti costanti nella mia attività. A questi si aggiungono le ricerche di Richard Schmidt sulla variabilità motoria e quelle di Howard Gardner sulle intelligenze multiple, che offrono una prospettiva più articolata sulle potenzialità individuali.


La perseveranza, in questa cornice, non è una semplice resistenza passiva agli ostacoli, ma una strategia adattiva basata su quattro pilastri fondamentali: gratitudine,
accettazione della sofferenza, tolleranza all’incertezza e fiducia nel lavoro costante. Questi aspetti vengono affrontati non solo attraverso riflessioni teoriche, ma anche tramite casi concreti vissuti nel mondo del tennis professionistico, con atleti che hanno saputo trasformare momenti critici in occasioni di svolta.


Il libro si rivolge a giocatori, coach, preparatori fisici, psicologi dello sport e a chiunque sia interessato a comprendere i meccanismi profondi dell’apprendimento e del miglioramento continuo. Il linguaggio volutamente ibrido — tra narrazione personale, citazioni teoriche e riferimenti pratici — rispecchia l’intenzione di “unire i puntini” tra la conoscenza scientifica e l’esperienza vissuta, tra la riflessione e l’azione.


Il gioco della perseveranza è, in ultima analisi, un invito a non rinunciare al proprio processo, anche quando il risultato tarda ad arrivare. Perché la vera forza non sta nel talento isolato, ma nella capacità di investire nel proprio miglioramento con metodo, pazienza e lucidità.


Gianluca Carbone

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Il tennis è consapevolezza. La ricerca della consapevolezza tecnica, strategica, tattica, fisica, mentale e della propria personalitĂ  è il punto in comune di ogni capitolo di questo libro e di ogni mio approccio all’allenamento.
Il Tennis mette a nudo punti deboli e punti di forza. Ti fa sentire sullo stesso piano degli altri, poichĂ© non c’è nessuno in campo a cui puoi chiedere aiuto.
Ci sei tu, le tue capacitĂ  e la tua esperienza in una situazione imprevedibile, sempre diversa dove l’unica certezza è la consapevolezza che si crea con l’esperienza.
“L’esperienza non è ciò che succede a un uomo, ma quello che un uomo realizza utilizzando ciò che gli accade.” Questa frase di A. Huxley richiama il mio motto di vita “Homo faber fortunae suae” come dicevano un tempo i Romani o anche “Fortunae robur antecellit”; e cioè che l’uomo è artefice del proprio destino, proprio come il fabbro prova a plasmare il ferro.
Non intendo dire che se uno vuole può, poichĂ© sarebbe presuntuoso e onnipotente ma, ricorrendo all’esperienza e al proprio senso di autoefficacia, che in parte dall’esperienza deriva, può controllare il fluire degli eventi e modificarne il percorso.
La realizzazione personale implica volontà. A. Schopenhauer diceva “..asservire l’intelligenza alla volontà facendo appello alle forze irrazionali”. Nella vita serve una volontà assoluta di fare, un imperativo categorico come lo definiva Kant per raggiungere le mete e per rialzarsi quando si cade, nella piena consapevolezza della propria
efficacia.
L’autoefficacia rappresenta una forte spinta ad agire, a compiere scelte, a cambiare ciò che non va; è una forza che spinge a realizzarci ben sapendo che l’esistenza spesso la farà vacillare, è un potere che dà il senso alla vita e che ciascuno di noi porta dentro di sé.
Ho preso spunto da allenatori di grande successo per elaborare programmi di allenamento che mirano a riconoscere ogni parte di se stessi per poi svilupparne il controllo o limitarne il coinvolgimento. Dalla ricerca di un metodo semplice e chiaro, quello spagnolo di Luis Bruguera per chi ha bisogno di certezze e punti saldi, allo sviluppo degli appoggi e della propriocettivitĂ  podalica di S. Sosa e A. Musulin, fondamentali per una tecnica solida. L’analisi del visual training degli optometristi posturali e comportamentali è il punto di partenza per la ricerca della consapevolezza motoria. I capitoli sullo sviluppo psico motorio analizzano il palazzo dell’alfabetizzazione motoria dove si intuisce che non si può tralasciare nessuna lettera. Le criticitĂ  nelle perdite di equilibrio abituano ad adattarsi ad ogni situazione come sostiene E. Meyer. La metodologia americana di G. Jaramillo consiglia l’approccio monotematico per automatizzare l’apprendimento.
Le mie elaborazioni sulla base degli studi di scienze motorie, degli approfondimenti dopo e soprattutto della sperimentazione diretta prima su di me e poi su migliaia di allievi ha dato vita a “Il gioco della consapevolezza”.